Non c’è due senza tre; così le Posmine si sbarazzano facilmente anche delle pari età di Ozzero.
La classifica delle avversarie non faceva temere sorprese, ma la disarmante inferiorità ha veramente stupito il pubblico dei fedelissimi.
Dai primi movimenti del riscaldamento si poteva notare un certo divario tra le due compagini, la sparuta rappresentanza di Ozzero dimostrava una preparazione a dir poco precaria; la gara ha confermato, inesorabilmente, quanto si temeva.
Non c’è mai stata partita: se esistesse anche nella pallavolo la sospensione del match per “manifesta inferiorità”, dopo il primo turno di servizio del nostro capitano, saremmo andati tutti a casa.
E’ imbarazzante, in verità, vedere turni di servizio, che portano nelle casse dieci o dodici punti, di assoluto non-gioco per l’impossibilità di una delle squadre di opporre una minima difesa.
Difficile rimanere concentrate per tre set, senza avversarie.
Proviamo quindi a parlare delle poche occasioni che le nostre hanno avuto di dimostrare la loro bravura o i loro difetti.
Della battuta, il fondamentale più provato in un match così strano, ne abbiamo accennato sopra, resta da segnalare ancora qualche errore di troppo, assolutamente ingiustificato dalla pochezza in ricezione delle avversarie, che non obbligava certo a forzare.
Alcune delle nostre dimostrano un difetto di concentrazione, non si può spiegare altrimenti la tendenza a sbagliare malamente la seconda o la terza del proprio turno di servizio.
La regia di Elettra, resa più agevole dalle nostre ricezioni mai in affanno, ha mandato alla conclusione le nostre attaccanti in tutte le zone, sbloccando anche chi dimostrava un certo timore nell’affondare il colpo (brava Giada!).
Certo, qualche malinteso o tentennamento ha regalato dei punti alle avversarie ed allora si è sentito il ruggito di coach Barbini, giustamente preoccupato perché certi regali possono pesare enormemente in partite vere, quando anche un solo punto può farti passare dalla gioia di una vittoria alla delusione per un’occasione gettata alle ortiche......
L. G.
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