Noto con piacere che la nostra newsletter “Time Out” è diventata completa ed ogni squadra ha il suo giornalista che settimanalmente commenta i risultati delle partite giocate, finalmente posso iniziare “parlavolo” come avevo accennato parlerò di pallavolo senza parlare direttamente di pallavolo, infatti oggi parlerò di Carezze.
L’essere umano ha bisogno di stimoli e soprattutto ha la necessità di passare del tempo insieme ai suoi simili. La ricerca di stimoli e sensazioni è innata: abbiamo bisogno di contatti fisici ed emotivi fin dalla nascita e il bisogno di riconoscimento è fondamentale, perché significa che esistiamo. L’unità fondamentale del riconoscimento, sono le carezze; indispensabili per la nostra crescita fisica e spirituale.
Sin dalla nascita siamo molto sensibili alla qualità e alla quantità delle carezze che riceviamo; all’inizio si tratta soprattutto di contatto fisico attraverso le mani di chi ci accudisce, di odori e di sapori, poi, pian piano, ci allontaniamo dal contatto diretto e il riconoscimento si fa più simbolico, diviene carezza la parola che ci viene detta o il sorriso che ci viene fatto.
Carezza è qualsiasi gesto, parola, comportamento, che dimostra che gli altri si accorgono di noi.
Per questo motivo le carezze possono essere verbali e non verbali, positive o negative, condizionate o incondizionate.
Esempio di carezza verbale è quando si incontra qualcuno per strada: Buongiorno signore! non verbale: un cenno con il capo. Le carezze condizionate si ricevono in base a quello che facciamo, positive: sei brava a cucinare! negative: non riesci proprio a smettere di parlare!, mentre quelle incondizionate si ricevono per il fatto che esistiamo, positive: che bello averti qui! negative: non ti sopporto!
Tornando ancora alle carezze condizionate, è utile considerare che, se sapientemente utilizzate, sono un utile strumento per insegnare comportamenti adeguati, poiché agiscono come un rinforzo: quelle negative possono essere usate come critiche costruttive, che aiutano la persona a comprendere cosa c’è che non va nello specifico; quelle positive, invece, aiutano la persona a conoscere meglio le proprie capacità e se le carezze pronunciate sono accompagnate anche dal gesto fisico di un tocco o il passaggio del palmo della mano su una spalla o sul viso in segno affettuoso la persona che ne usufruirà avrà un rinforzo ancora maggiore.
Qualsiasi carezza è meglio di nessuna carezza.
Preferiamo avere una carezza negativa che nessuna carezza. Meglio un rimprovero che essere ignorati; esempio tipico il bimbo che è rimproverato dal padre quando fa qualcosa di sbagliato e ignorato quando si comporta bene, portando il bimbo a rafforzare il suo comportamento negativo pur di avere l’attenzione del genitore.
Nella vita come nello sport la carezza è di fondamentale importanza, sentirsi accarezzati ci aiuta a superare meglio i nostri problemi.
Nella vita, dove tutto ha un costo, le carezze sono gratis, perciò: regaliamo carezze, specialmente quelle positive, un gesto semplice ma di una potenza enorme che ci fa sentire bene con noi stessi e con gli altri, e per primo voglio dare il buon esempio, e a ogni Time Out dispenserò carezze, iniziando subito accarezzando la persona che da più di 26 anni mi sta vicina e mi sopporta anche quando la pallavolo impegna tutto il mio tempo libero e pur di starmi vicino, mi aiuta e mi segue. Ti amo Anna.
Una carezza a tutti.
Tuttoman
2 commenti:
E' la cosa più bella che abbia letto negli ultimi mesi. Un grosso abbraccio.
Ale Ceriani
Grazie della carezza Ale.
Tuttoman
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